Dietro il velo del vizio: la sessualità nel mondo arabo

Il giornalista e scrittore di origine britannica John R. Bradley ha da poco pubblicato un libro:  “Behind the Veil of Vice: The Business and Culture of Sex in the Middle East.” (Dietro il velo del vizio: affati e cultura del sesso in medio oriente. Non ancora tradotto in italiano).

Bradley, che ha una invidiabile competenza sul mondo arabo, ci mostra in questo libro un Medio Oriente molto diverso da quello che immaginiamo, sotto il profilo sessuale.  Il libro descrive infatti la vita sessuale del Medio Oriente – a partire dalla prostituzione in Bahrein ai matrimoni temporanei in Iran,  alle spose bambine, all’industria del sesso, mostrandoci come in questi Paesi possono convivere moralità privata e pubblica.

“Dietro il velo del vizio” mina gli stereotipi sulla sessualità araba che si sono radicati nel mondo occidentale. In particolare, il libro smonta l’idea che il terrorismo islamico possa essere spiegato con la repressione sessuale, quella che porterebbe le persone ad interessarsi di aerei di linea e grattacieli di forma fallica, invece che di rapporti sessuali.

Esplorando le diverse culture del sesso in paesi come il Marocco, la Siria, l’Arabia Saudita, la Tunisia, il Bahrain, l’Egitto, lo Yemen e l’Iran, l’autore dimostra come il sesso libero, seppure considerato “illegale”, continui nella realtà a prosperare.

Guardare la pornografia, ad esempio, non è più un grosso problema per i giovani arabi. Quasi tutti in Medio Oriente hanno una parabola satellitare e possono accedere ai canali della pornografia hardcore. Si, è vero, ufficialmente questi canali porno sono vietati, ma anche in Arabia Saudita si possono trovare ragazzi che vendono “speciali” carte per il decoder satellitare, nei vicoli intorno ai principali quartieri dello shopping. Anche sul Web i siti porno sono vietati, ma accessibili.

Occorre, secondo Bradley, distinguere fra gli integralisti e le persone normali: naturalmente gli estremisti, quelli che sono contrari ad ogni forma di libertà sessuale, sono una minoranza, come del resto lo sono gli evangelici in America.

La guerra in Iraq ha lasciato tracce profonde, tra le tante cose che non sappiamo è che molte donne irachene hanno lasciato il loro Paese e sono andate a lavorare come escort nei night club di Damasco. L’alto numero di donne irachene che lavorano come prostitute in Siria è l’effetto della migrazione di milioni di profughi, molti dei quali poveri, che hanno dovuto lasciare l’Iraq dopo l’invasione guidata dagli Usa.

Per quanto riguarda il traffico di esseri umani, se ne parla molto, ma i dati e le fonti sono confusi e contraddittori, tanto che è difficile comprendere, secondo l’autore del saggio, le reali dimensioni del fenomeno.

I bordelli e i quartieri a luci rosse sono stati inizialmente tenuti più o meno segreti, ma in alcuni casi gli Stati si sono dovuti arrendere all’inevitabile e alla fine sono venuti allo scoperto.

I prostituti maschi si trovano ovunque nel Medio Oriente, e l’omosessualità e la prostituzione sono praticamente due facce della stessa medaglia. Il sesso gay è onnipresente, come la chiamata alla preghiera. Dai centri commerciali di Jeddah ai souk di Marrakech, dalla via principale di Tunisi ai caffè del centro di Amman, i ragazzi sono sempre disponibili, per un prezzo concordato, come lo sono sempre stati. (A Damasco,  i grandi parchi e il centro sembrano alveari in costante attività, giorno e notte).

Quanto alla prostituzione, ci sono molte differenze. Ad esempio, l’Egitto e la Tunisia, hanno entrambi ereditato dal sistema ottomano la prostituzione legalizzata, ma poi l’hanno gestita in modi diversi.

La prostituzione – e la sessualità in generale – è diventata più “politica” nell’Egitto del XX secolo, perché è divenuta un simbolo di decadenza e di influenza straniera. Ripristinare l’onore della nazione è stato per anni al centro di ogni ordine del giorno e la prostituta è diventata la metafora del colonialismo, così come la lotta contro la prostituzione il modo per conquistare l’indipendenza.

Al contrario, Habib Bourguiba, primo leader della Tunisia dopo l’indipendenza, è noto come “il liberatore delle donne”: l’autore del libro lo ricorda come un laico dichiarato,  un instancabile promotore della parità delle donne, un uomo che ha cercato di sposare l’Islam con la modernità. Il leader tunisimo lanciò una rivoluzione sessuale senza precedenti nel mondo arabo, mettendo al bando la poligamia, vietando il velo, legalizzando l’aborto e sostenendo il controllo delle nascite. Nello stesso tempo lasciò funzionare il quartiere a luci rosse. Oggi, la prostituzione rimane legale in Tunisia, e tutte le maggiori città del paese hanno un quartiere a luci rosse. Ciò nonostante, le donne tunisine sono di gran lunga le più liberate del Medio Oriente, e possono camminare per le strade senza velo, senza per questo ricevere molestie sessuali.

Giuliana Proietti

Fonte:

Salon

Immagine: Dal libro Behind the veil of vice

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta-Sessuologa at Ellepi Associati Ancona
PRINCIPALI ATTIVITA’

● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona)

● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it

● Saggista e Blogger

● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale

● Conduzione seminari di sviluppo personale

● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici

● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)

● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e richiesta di collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

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