Che l'amore è tutto, è tutto quello che sappiamo dell'amore. Emily Dickinson

Il matrimonio e il rapporto fra i sessi in Palestina

palestinaRaccontiamo la situazione fra i sessi in Palestina dopo la morte del volontario italiano Vittorio Arrigoni, ucciso non si sa bene da chi, anche se, ascoltandolo, se ne può forse capire il perché. La qualità della vita in questa zona del mondo è veramente drammatica, come racconta Vik stesso, in uno dei suoi tanti video, lasciati in Rete come testimonianza della sua vita e del suo impegno sociale.

Ma dietro il muro (anche fisico) di apartheid, di colonialismo e di discriminazione razziale stabiliti dallo Stato di Israele in Palestina, vi è un’altra forma di oppressione meno conosciuta, un altro apartheid all’interno della società palestinese stessa, su cui i riflettori di solito non si accendono: la discriminazione contro le donne. Un bell’aforisma di Flora Tristan spiega la situazione: L’uomo più oppresso può apprimere un altro essere umano, che è sua moglie. Essa è la proletaria del proletario.

Le donne palestinesi non sono oppresse soltanto dalle truppe di occupazione e dal razzismo, ma anche dalle leggi sessiste e dalle tradizioni patriarcali. Oltre alla sofferenza comune, dovuta all’occupazione coloniale, essere donne in questa zona del mondo significa:

- Correre il rischio di essere uccise se si è sospettate di aver “violato l’onore della famiglia”.
- Non avere il diritto di sposarsi senza il consenso del padre, anche dopo i 18 anni.
- Non avere la possibilità di sposarsi con la persona che si ama se lui appartiene ad “un’altra religione”
- Essere obbligata a sposarsi con la persona scelta dalla propria famiglia
- Non avere diritto alla separazione e al divorzio senza il consenso del marito
- Dover accettare che il marito prenda altre mogli.

Secondo l’interpretazione locale della legge islamica della sharia, le donne possono ottenere numerosi diritti nell’ambito del matrimonio, se questi devono essere indicati nel contratto di matrimonio. Tuttavia, la tradizione scoraggia le donne a richiedere questi diritti. Gli uomini evitano di sposare una donna che chiede il diritto di divorziare, e le famiglie non vogliono che le loro donne pongano condizioni che potrebbero spaventare il promesso sposo. In uno studio condottop nel 1999 si è visto che più della metà delle donne sono coniugate (55,5% di cui il 43,5% in Cisgiordania e il 78,7% a Gaza). Le donne intervistate hanno affermato che nel 39,8% dei casi sono stati i loro genitori a prendere questa decisione, mentre il 2,6% ha dichiarato che la stessa decisione è stata presa da un fratello o da una sorella maggiore. Lo studio dimostra che tra coloro che hanno preso liberamente la decisione di sposarsi, il 63,7% proveniva da aree urbane e il 36,0% dalle aree rurali.

E’ solo dal 1996 che le donne palestinesi possono ottenere un passaporto senza il consenso del padre o del marito, anche se i funzionari statali continuano, di fatto, a richiedere questo permesso scritto. Le donne sono eternamente minorenni: non acquisiscono mai i diritti della persona adulta e rimangono sotto il controllo permanente e il potere degli uomini.

Spesso le donne palestinesi sono vittime di violenza (in base alle informazioni fornite da associazioni femministe il 70% delle donne sono vittime di violenza domestica).

Il muro di separazione in costruzione e i 123 posti di blocco in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza impediscono la libera circolazione di tutti i palestinesi. Questi posti di blocco israeliani impediscono alle donne di accedere a ospedali e centri di cura quando sono in procinto di partorire, impedendo loro il libero accesso alle scuole e ai luoghi di lavoro, soprattutto in quelle zone dove non ci sono scuole secondarie e dove il lavoro richiede uno spostamento da un luogo all’altro.

La violenza contro le donne aumenta durante i periodi di turbolenze politiche ed economiche nei territori. Attualmente non ci sono leggi o normative specifiche per proteggere le donne contro la violenza domestica, sebbene le donne potrebbero utilizzare le leggi esistenti, come il codice penale, per avere giustizia. Naturalmente però esse vengono picchiate, aggredite, violentate e minacciate quando decidono di farlo.

Le associazioni femminili palestinesi denunciano centinaia di situazioni in cui le donne sono vittime di violenza sessuale, fisica o psicologica. Questi casi riguardano in particolare le donne sole, che vivono con i genitori. Secondo i dati della Lega delle lavoratrici di Ramallah, nel 75% dei casi di stupro, questo avviene da parte di parenti.

Come giustamente dicono le femministe palestinesi, ciò per cui esse sono chiamate a combattere non è solo la conquista della loro emancipazione sociale, ma dell’emancipazione sociale dell’intera umanità. Senza bandiere, senza confini, come diceva anche Vik: restiamo umani!

Video

Fonte:

Libertefemmepalestine

Giuliana Proietti

Immagine:
A. Jones, Flickr

Psicologa, psicoterapeuta e sessuologa, iscritta all’Ordine degli Psicologi del Lazio, n. 8407.
- Saggista e Blogger
- Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
- Conduzione seminari di sviluppo personale
- Attivita’ didattica e di formazione presso Enti ed Associazioni
- Esperienza in Psicologia del Lavoro e Selezione del Personale
- Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it

Biografia completa
Come contattarmi
Di cosa mi occupo

Facebook Twitter LinkedIn 

Potrebbero interessarti anche:

Postato in Costume e Società. Tagged with , .

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Il Sesso e L'Amore - ELLEPI ASSOCIATI - Ancona