Diversi studi negli ultimi anni hanno dimostrato che la sterilità ha un forte impatto, sia sulla vita sessuale, sia sullo stato di salute dei due partners che non riescono ad avere un figlio. (Kolet, 2003).
Molti studi hanno cercato di valutare l’impatto della condizione di infertilità nella vita di coppia.
Uno studio condotto su 104 coppie, seguite per 3 anni, mentre si sottoponevano a trattamenti contro l’infertilità, ha dimostrato che il primo anno la coppia prova sentimenti di ansia, rabbia e disperazione; nel secondo anno questi sentimenti diminuiscono, sia in intensità che in frequenza; nel terzo anno queste spiacevoli sensazioni aumentano di nuovo, producendo depressioni, non sempre diagnosticate. (Berg 2001).Le coppie infertili provano tutte queste emozioni negative in quanto vivono in un mondo pieno di famiglie “normali”, con dei figli, mentre il loro desiderio di genitorialità è negato.
Questi vissuti di frustrazione non possono non avere un pesante impatto sulla relazione dei due partners, oltre che sull’autostima di ciascun membro della coppia. Come accade nella maggior parte dei traumi, queste coppie passano attraverso una prima fase di negazione del problema, per poi sviluppare, nel periodo successivo, ansia e insicurezza, sensazioni di perdita, depressione.
La condizione di infertilità pone la coppia di fronte a una serie di decisioni ed azioni importanti: scegliere il professionista da consultare, effettuare esami diagnostici, ascoltare e comprendere le possibili diagnosi, decidere a seconda della diagnosi, stanziare delle risorse finanziarie. Per non parlare dei dilemmi etici e di riferimento morale per le procedure da utilizzare, come ad esempio la questione degli embrioni congelati: argomento sul quale i due coniugi possono avere opinioni divergenti (Leiblum, 1997).
L’infertilità è, secondo numerose ricerche, una delle situazioni di maggiore stress che una coppia possa incontrare (Leiblum, 1997). Le emozioni, le tensioni, le frustrazioni possono causare un considerevole numero di patologie, come mal di schiena cronico, mal di testa, disturbi del sonno e disturbi alimentari, così come ipertensione, diabete o obesità.
Dal punto di vista psicologico, l’infertilità è vista come una minaccia della propria identità sessuale (Möller, 2001) ed è spesso associata a sentimenti di vergogna, di inferiorità e di colpa, oltre che ad un senso di perdita e di dolore (Möller, 2001).
A tutto questo si aggiunga lo stress causato dalle cure cui ci si sottopone: il trascorrere dei mesi, scanditi dai vari trattamenti e la speranza da questi suscitata, seguita spesso da successivi fallimenti, può portare la coppia a vivere la sensazione di stare sulle montagne russe, con una perdita totale di equilibrio. I principali effetti indesiderati dei trattamenti per l’infertilità sono: l’affaticamento, la perdita della privacy, l’ansia da prestazione, i disturbi causati dai trattamenti ormonali e la riduzione della libido.
Naturalmente, oltre alla perdita dei propri sogni, dei propri ideali, si modificano anche le abitudini di vita, ivi inclusi i rapporti sessuali.
In una coppia che cerca la gravidanza infatti, l’attenzione si sposta dal desiderio e dal piacere sessuale al momento dell’eiaculazione, la quale devecompiersi nel momento e nel modo “giusto” per il concepimento: il rapporto diventa un po’ come un’iniezione, che non ha bisogno di una particolare vita sessuale intorno a sé.
Il sesso dunque non è più un momento di svago, ma solo un impegno, con finalità procreative. Questa grande attenzione riposta sul momento dell’eiaculazione ha effetti negativi, soprattutto negli uomini, e si aggiunge al calo del desiderio prodotto dal rapporto da fare a comando, nei giorni considerati fertili. Va infatti ricordato che nell’ 80% degli uomini affetti da disfunzione erettile, il fattore psicogeno è sempre presente, anche quando esso non rappresenta la causa primaria (de Boccard, 2006): ansia, nervosismo, disturbi del sonno, stress, disturbi alimentari, antidepressivi, sovrappeso e problemi legati al trattamento stesso dell’infertilità possono contribuire allo stabilirsi di una disfunzione erettile.
In uno studio su 104 coppie, l’11% degli uomini ha dichiarato di soffrire di una
disfunzione erettile per la prima volta nella propria vita, cominciata poco prima dell’inizio del trattamento per l’infertilità (Möller, 2001).
In uno studio retrospettivo condotto su 266 coppie, intervistate 6 anni dopo aver subito
un trattamento contro l’infertilità, il 56% delle coppie ha registrato una diminuzione della loro vita sessuale e il 22% ha affermato che il sesso non aveva più senso, da quando si era saputo che la riproduzione sarebbe stata impossibile (Möller, 2001).
Anche il rapporto con i propri genitali o con quelli del/della partner può essere messo in discussione: questi organi infatti non “funzionano” come previsto, non come quelli di tutti gli altri.
Un altro studio, condotto nell’arco di due anni su 43 coppie infertili ha mostrato che oltre il 50% delle donne e il 25% degli uomini dichiarava di soffrire di problemi psicologici e desiderava un aiuto professionale. Il 20% rilevava un deterioramento nella vita sessuale della coppia e il 46% delle donne riferiva di soffrire di problemi sessuali (Möller, 2001).
In uno studio su 200 coppie infertili, si è visto che il 48% delle donne e il 15% degli uomini
intervistati ritenevano che l’infertilità fosse la loro peggiore esperienza di vita. (Leiblum, 1997).
Quando una chiara diagnosi eziologica non può essere fatta, ciò produce, specialmente nelle donne, ancora più ansia, stress e depressione, mentre nell’uomo il sentimento maggiormente sperimentato è quello della rabbia: non che il problema non rappresenti uno stress, ma l’uomo tende a ritenerlo alla pari di tanti altri stress della vita (Leiblum, 1997).
Questa differenza di reazioni crea nella donna una sensazione di solitudine: spesso si sente incompresa e non sufficientemente supportata dall’ambiente.
Spesso, infatti, la famiglia non sospetta neanche che la coppia viva un problema di infertilità e non è raro che queste coppie vengono pungolate in tutti i modi a fare un figlio, essendo accusate di non trovare mai il momento giusto.
Non essere come tutti gli altri, non poter fare quello che fanno gli altri, tende a isolare la coppia. Stare insieme con famiglie con bambini è uno stress, discutere nel proprio éntourage del proprio problema dell’infertilità è imbarazzante e spesso fonte di disaccordo in molte coppie (Leiblum,
1997).
Un altro aspetto che incide in questa situazione è la pressione naturale del tempo. In primo luogo vi è il tanto tempo perso, prima della scoperta dell’infertilità. Voler aspettare “il momento giusto” potrebbe avere spostato molto in avanti negli anni il momento della procreazione e questo può dare origine a molti conflitti e tensioni, se ad aver procastinato è stato soprattutto uno dei due partners.
Poi c’è da fare i conti con l’orologio biologico, soprattutto dopo i 40 anni della donna, quando bisogna fare in fretta, per non perdere l’ultimo treno verso la genitorialità.
Dr. Giuliana Proietti
Fonte consultata: La sexualité des couples infertiles
Immagine: Muramasa da Wikimedia






