Che l'amore è tutto, è tutto quello che sappiamo dell'amore. Emily Dickinson

Mogli in vendita e traffico di esseri umani in Cina

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Da quando alle famiglie cinesi è stato imposto di avere un solo figlio, i genitori desiderano che questo sia maschio (viene preferito perché può aiutare i genitori nei campi, continuare la stirpe attraverso il cognome, o aiutarli economicamente una volta che sono diventati anziani).

Questo comporta nelle metropoli la pratica dell’aborto se il feto è femmina, mentre nelle  campagne si risolve ancora con l’infanticidio delle bambine. Negli ultimi tempi, per sanare questa situazione, è stato consentito, nelle zone rurali, di avere due figli, ma per averli i genitori devono fare a meno dei benefici sociali e pagare una multa, calcolata sulla base del reddito della coppia. In questo caso, per il primo figlio non ci sono problemi e può anche nascere femmina, il secondo figlio invece “deve” essere maschio.

Una nuova generazione di cinesi dunque è prevalentemente di sesso maschile. La proporzione è di 119 maschi ogni 100 bambine. Negli anni Ottanta i maschi in Cina erano 108.5 ogni cento bambine; si prevede che all’incirca nel 2020, nel grande Paese asiatico vi saranno 35 milioni di maschi, in età da matrimonio, in esubero sul numero delle femmine.

E’ vero che le donne vivono più a lungo e dunque in età matura le cose tenderanno a bilanciarsi, (dopo i 60 anni in India e Cina vi sono circa 106 uomini ogni 100 donne), ma esiste sicuramente il problema della mancanza di donne in età fertile, per un numero impressionante di maschi. Non è un problema da poco: il fenomeno potrebbe produrre instabilità sociale, aumento del crimine e ribellioni. I Paesi più probabili, dove questi giovani cinesi andranno a cercare moglie potrebbero essere il Vietnam, la Birmania o la Corea del Nord, Paesi che però condividono le stesse caratteristiche demografiche.

Non stupisce dunque che la forte domanda di donne abbia dato vita ad un fiorente mercato di donne nei luoghi di frontiera della Cina, da utilizzare secondo le esigenze, come mogli, prostitute o schiave (oppure tutto questo, contemporaneamente).

Ruili è una piccola città cinese, 10 miglia dal confine fra Cina e Myanmar (Birmania). Questa è la città che ha aperto la via allo spaccio illegale di eroina nella repubblica cinese, la zona dove l’HIV  e l’AIDS sono stati registrati per la prima volta, nel 1989. Il contrabbando, in questa città, è di routine a tutte le ore.

Ora tuttavia il traffico maggiore che vi si svolge è il traffico di donne. Alcune solcano volentieri il confine, altre sono ingannate e vendute, e spesso non si rendono neppure conto di aver attraversato un confine internazionale. Molte sono bambine.

La vendita di mogli per gli uomini cinesi è un business che si è quadruplicato, fra il 2008 e il 2009, anche se al momento non ci sono cifre precise, né governative, né delle associazioni non governative.“La situazione ha creato un mercato matrimoniale molto a buon mercato e molto forte”, ha ammessoWang Yi, ricercatore e sociologo presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali. Il prezzo per una moglie “al top della condizione” è di 50.000 yuan (7.300 dollari). Queste donne, che spesso non parlano la lingua cinese e non possono quindi chiedere aiuto,  vengono picchiate e talvolta anche uccise dai loro mariti-padroni.

Naturalmente a Ruili fiorisce anche il mercato della prostituzione: le lavoratrici del sesso sono donne esotiche e meno costose delle cinesi. Lavorano in locali spesso mascherati da centri massaggi.

Ancora più a ovest, nella provincia di Yunnan, donne e ragazze vengono introdotte clandestinamente dal Vietnam e dal Laos. Il traffico di donne passa a volte per la Russia, la Mongolia e l’Ucraina. Le donne dei Paesi più poveri sono quelle più a rischio.

Nonostante le crescenti “importazioni”, le donne e le bambine cinesi povere vengono spesso “esportate” in altri Paesi del Sud-Est asiatico, come in Thailandia.

Nell’ultimo anno c’è stato un aumento significativo del numero di cittadine vietnamite e birmane trafficate in Cina, ha dichiarato il Dipartimento di Stato americano, sostenendo che  alcune vittime della tratta vengono chiuse a chiave, e molte di loro vengono ridotte in schiavitù, per debiti. Molte nordcoreane che entrano in Cina sono sottoposte alla prostituzione o al lavoro forzato, così come a matrimoni forzati, o a lavorare per l‘industria del sesso su Internet.

Ufficialmente, la Cina ha intensificato gli sforzi per combattere il traffico di donne transfrontaliero, ma le organizzazioni umanitarie dicono che il problema è in crescita. Più la carenza di donne cinesi cresce, più le prospettive si fanno preoccupanti.

Giuliana Proietti

Fonti:

Global Post

Scientific American

n.b. il traffico di donne è diffuso in tutti i Paesi del mondo, America compresa. In questo video (di produzione americana e, guarda caso, con sottotitoli cinesi), si parla del traffico di donne in Florida e California.

Immagine: Jaye

Psicologa, psicoterapeuta e sessuologa, iscritta all’Ordine degli Psicologi del Lazio, n. 8407.
- Saggista e Blogger
- Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
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- Esperienza in Psicologia del Lavoro e Selezione del Personale
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