Perché molte ragazze, anche le più sveglie, anche quelle che studiano e magari si sono laureate a pieni voti in prestigiose università, ad un certo punto abbandonano libri e corsi di perfezionamento, vanno dal chirurgo a rifarsi il seno, si costruiscono il loro book di foto osé e cominciano a spendere tutte le loro energie e capacità per farsi notare da qualcuno che le faccia partecipare ad un reality, ad un concorso per diventare Miss, ad uno scalcagnato posticino da soubrette di terza fila in un programma televisivo? Mi chiedevo, subito dopo lo scandalo Noemi Letizia, scrivendo su un Blog della Mondadori, in un post dal titolo: “Bellissima: cherchez la maman” (a posto di “bellissima” avrei veramente voluto scrivere “Noemi”, ma la redazione si adoperò per “consigliarmi” di evitare di scrivere quel nome nel titolo).
E mi auto-rispondevo: “Cherchez la maman” (alludendo al famoso detto “cherchez la femme”, che vuole una donna dietro ogni delitto).
“Non vorrei generalizzare – scrivevo – ma spesso dietro questo genere di ragazze c’è una madre frustrata, insoddisfatta, di scarsa cultura, che ha idealizzato il mito della sua passata bellezza e di ciò che avrebbe potuto diventare, se non avesse incontrato il sentimento dell’amore. L’amore che stupisce, destabilizza, disorienta, distoglie e che alla fine, inevitabilmente, tradisce. Il proprio uomo si trasforma in una persona mediocre e inconcludente, la bellezza svanisce, l’amore diventa malcelata sopportazione. Tutto quello che resta sono tristezza, depressione e sogni infranti. Poi, finalmente, la luce: quella figliola, così carina, così sveglia….”
Ciò che, nel pieno di questo ennesimo scandalo sessuale targato Berlusconi più di tutto rattrista infatti, almeno secondo me, è vedere che alla gente il problema della prostituzione minorile non interessa, oppure sentir dire, da persone adulte, che queste ragazze “fanno bene”, “sono furbe” a fare quello che fanno.
La tristezza diventa poi disperazione (Povera Italia! Come dice l’Economist) quando si sentono nonni, genitori, fratelli, fidanzati, che incoraggiano una loro congiunta a far fruttare sessualmente la propria bellezza, in modo da “sistemare tutta la famiglia“.
Queste cose non avvengono nelle degradate case di periferia di famiglie immigrate, dove i genitori non possono far altro che offrire ai figli un’infanzia difficile, spesso fatta di stenti e di privazioni, a causa della precarietà del lavoro, dell’emarginazione sociale in cui vivono, della numerosità delle loro famiglie. Stiamo parlando di famiglie “normali”, di persone “normali”, il cui titolo di studio in molti casi è il diploma superiore, se non la la laurea, o la specializzazione post-lauream.
L’abitudine di considerare il proprio corpo come una possibile merce di scambio, in vista di benefici economici, o di promesse di lavoro e di carriera, è ormai qualcosa che ci accompagna da diverso tempo e che, come molti osservatori sottolineano, è stata sdoganata ed avallata in Italia da programmi televisivi come Drive in, Non è la Rai, per continuare con Amici, Uomini e Donne, il Grande Fratello e così via.
E il fatto, sia chiaro, non è denunciato solo da chi milita o simpatizza con la sinistra: unainchiesta del Comune di Milano (amministrazione di centro-destra) del 2009, evidenziava già largamente questo comportamento diffuso fra i giovani milanesi: rapporti orali, sessuali completi, anali, con singoli o coppie, durante le lezioni scolastiche o nell’intervallo, in cambio di vestiti firmati, ricariche per i cellulari e compiti.
“Non vi è ragione di credere che ciò che accade a Milano non accada anche in altre città del nostro Paese: nelle grandi metropoli, così come nei piccoli centri” commentai sul Blog di Donna Moderna in cui all’epoca scrivevo, affermazione che fu poi ripresa da Panorama.
Nell’inchiesta milanese si parlava della prostituzione di giovani ragazze in favore di “utilizzatori finali” altrettanto giovani: il fatto che questi scandali odierni riguardino invece “utilizzatori finali” più che attempati non può che apparire, ovviamente, come un’aggravante, visto che comporta complicità non giustificabili da parte della figura adulta.
La diffusione nel nostro Paese della prostituzione minorile è un fenomeno sociale già molto conosciuto ed ancor prima del così detto scandalo Ruby, esso si era già delineato chiaramente. Del resto, anche il governo è sembrato sensibile al problema, tanto che in tempi non sospetti (o almeno meno sospetti di quanto lo siano oggi), il Ministro Carfagna presentò una proposta di legge, insieme ai colleghi della Giustizia e dell’Interno, Alfano e Maroni, la quale prevedeva:
“Art 600-bis (Prostituzione minorile) E’ punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque:
a) recluta o induce alla prostituzione una persona di eta’ inferiore agli anni diciotto;
b) favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di eta’ inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto.
Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di eta’ compresa tra i sedici ed i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilita’, e’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000.
Forse capire le ragioni per cui questa legge non sia mai stata definitivamente approvata è oggi fin troppo facile. Rileggendo però qualche vecchio articolo di giornale in cui si parlava dell’argomento, salta all’occhio il fatto che la prostituzione minorile che la ministra delle pari opportunità aveva in mente era soprattutto quella “povera”, quella che si fa in strada e non nelle ville e negli hotel di lusso. Diceva infatti la Carfagna al momento dell’approvazione del suo disegno di legge “misure contro la prostituzione“, da parte del Consiglio dei Ministri: «Un fenomeno vergognoso che spesso è connesso alla riduzione in schiavitù, all’uso e all’abuso dei minori, che a volte sfocia anche in fenomeni di violenza come lo stupro, tutti fenomeni che sono strettamente collegati alla prostituzione in strada».
La prostituzione delle escort e delle escort minorenni non veniva citata, come se il fenomeno fosse sconosciuto al Ministro Carfagna, la quale peraltro in quel periodo si lanciò anche in altre dichiarazioni pubbliche francamente ardite: “Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga». Al che Carla Corso, una delle fondatrici del Comitato dei diritti delle prostitute, ebbe a replicare opportunamente che «la signora ha usato il suo corpo per arrivare dove è arrivata, facendo calendari. Basta aprire internet per vedere le sue grazie».
Insomma, come sempre, la doppia morale: se una cosa la fanno gli altri è sbagliata, deve essere proibita; se la fanno le persone del nostro giro o della nostra famiglia, tendiamo a giustificare, a tollerare, perfino ad incoraggiare.
Resta il fatto che la maggior parte delle ragazze del Presidente, le sue “compagne di merende” (lo abbiamo visto ad esempio nel caso di Noemi Letizia, i cui genitori si sono largamente esposti ai media per spiegare la loro “amicizia” con Berlusconi), provengono da famiglie “normali”, come tante.
La prostituzione di cui stiamo parlando dunque non è quella di strada, quella delle schiave del sesso, che preoccupava la Carfagna, ma quella di ragazze belle o diventate belle (dopo un opportuno intervento chirurgico per il rifacimento del seno, delle labbra, del sedere ecc.), che si permettono di sputare su un lavoro da 1.000 euro (lo abbiamo sentito nelle recenti intercettazioni di Iris Berardi, quella che doveva comprare il televisore alla mamma e i pannoloni al cane), o che considerano “pochissimo” (vedi intervista di Nadia Macrì ad Anno Zero) il contenuto della busta messa a disposizione, a ciascuna di loro, da Berlusconi, per fare shopping in un centro commerciale (1.000 euro). Pensare che 1000 euro è spesso quello che portano a casa delle persone che fanno lavori molto duri, con turni ed in luoghi di lavoro spesso lontanissimi dalla loro abitazione, fa capire quanto queste ragazze abbiano ormai perso il contatto con la realtà.
Leggiamo sul Giornale un articolo firmato da Valeria Braghieri, in cui si dice fra l’altro che: “Fa orrore la complicità di certi padri, di certi fratelli, di certe madri. Fa orrore questo agghiacciante «sostegno famigliare», questa ingordigia piccolo borghese, offesa dalle abbondanze altrui e disposta a tutto pur di colmare il solco segnato dall’ingiustizia. Nelle intercettazioni e nei commenti sul caso Papi, il vero caso sono i padri. «Mia figlia la fidanzata del premier? Magari!» sogghignava al telefono con un cronista il genitore di una di queste ragazze“.
Non si può che essere d’accordo: qui se qualcuno va penalizzato, non possono essere certo gli/le adolescenti, cresciuti senza la compagnia dei genitori, senza modelli né valori di riferimento, senza guida né controllo familiare: le cause del problema andrebbero attribuite, a mio parere, ad altri. Ad esempio ai media ed ai loro programmi scandalosi, così come alla superficialità, all’egoismo e all’ambizione più rozza di alcuni genitori (e familiari, in generale) i quali insegnano ai figli che il senso della vita ed il piacere di vivere sono legati alla ricchezza, comunque conquistata: attraverso concorsi di bellezza, trasmissioni tv, il book con foto osé, e così via.
Quello che mi chiedo è se non sia il caso di riconsiderare la potestà genitoriale di questi genitori, i quali invece di proteggere, educare ed istruire il figlio minorenne, curandone gli interessi, come dovrebbero normalmente fare, hanno cominciato a comportarsi come veri “papponi” (mi scuso per il termine, ma nel mondo della prostituzione si dice notoriamente così per indicare chi sfrutta e protegge le prostitute).
E mentre in Europa e nel resto del mondo la prostituzione minorile è sanzionata da severissime pene e vengono diffuse campagne di sensibilizzazione, come quella che vediamo in apertura di questo post, in Italia sentiamo dire che “a casa sua una persona deve poter fare quello che crede” o che un Primo Ministro “ha diritto alla sua vita privata“ Indubbiamente, siamo una nazione ed un popolo molto diversi dagli altri. Pensiamo forse di essere “troppo avanti”, rispetto al mondo intero? Probabilmente si: anche noi, come le berluscones, abbiamo perso il senso della realtà.
Dr. Giuliana Proietti
Fonti:
Multe e carcere per clienti e prostitute, Corriere della Sera
Sesso a scuola in cambio di un iPod. L’inchiesta choc del Comune di Milano, Panorama
Quelle famiglie che spingono le figlie ad Arcore, Il Giornale
Links:
ACPE, Association contre la prostitution des enfants
Ecco il testo del disegno di legge Carfagna, Il Salvagente
Immagine:
Lady Stromfield, Flickr






